

Capire come usare filo interdentale correttamente cambia la qualità dell’igiene orale quotidiana. Lo spazzolino pulisce bene le superfici visibili dei denti, ma non riesce a raggiungere con la stessa efficacia i punti di contatto tra un dente e l’altro. Proprio lì possono accumularsi placca e residui di cibo, favorendo carie interdentali, alito sgradevole e infiammazione delle gengive.
Il filo non deve essere doloroso, rapido o complicato: deve essere usato con delicatezza e costanza. Una tecnica corretta richiede pochi minuti, ma aiuta a prevenire problemi che spesso restano invisibili fino a quando non iniziano a dare fastidio.
La placca batterica è una pellicola sottile che si forma continuamente sui denti. Se non viene rimossa con regolarità, può irritare le gengive e trasformarsi in tartaro, che non può più essere eliminato a casa con lo spazzolino o con il filo.
Gli spazi interdentali non sono tutti uguali. In alcune persone sono molto stretti, in altre più ampi per conformazione naturale, recessione gengivale, protesi o movimenti dentali. Per questo il filo interdentale è uno strumento molto utile, ma non sempre è l’unica soluzione: in determinati casi lo scovolino interdentale può essere più indicato.
L’obiettivo non è usare più strumenti possibile, ma scegliere quelli adatti alla propria bocca e imparare a usarli senza traumatizzare i tessuti. Durante una seduta di igiene professionale, il team odontoiatrico può mostrare la tecnica e consigliare dimensioni e prodotti appropriati.
Per una pulizia efficace è consigliabile staccare circa 40-45 centimetri di filo. Può sembrare una quantità abbondante, ma serve a utilizzare un tratto pulito per ogni spazio interdentale, evitando di spostare batteri da una zona all’altra.
Avvolgete la maggior parte del filo attorno al dito medio di una mano e una parte minore attorno al medio dell’altra. Durante la pulizia, il filo usato verrà raccolto su un dito mentre dall’altro verrà srotolato un tratto nuovo. Pollice e indice aiutano a guidarlo con precisione.
Inserite il filo tra due denti con un movimento delicato avanti e indietro. Non bisogna spingerlo con forza fino alla gengiva: il rischio è che scatti improvvisamente e provochi un piccolo trauma. Quando il filo supera il punto di contatto, fatelo aderire alla superficie di un dente formando una C.
A questo punto eseguite due o tre movimenti verticali, dal bordo gengivale verso la parte masticatoria del dente. Poi ripetete il gesto sull’altro dente dello stesso spazio. Il filo deve pulire entrambe le superfici, non limitarsi a passare in mezzo.
Procedete con ordine, senza saltare gli spazi posteriori. I molari sono spesso i più difficili da raggiungere e proprio per questo tendono a trattenere più placca. Per le zone posteriori può essere utile accorciare leggermente il tratto di filo teso tra le dita, così da avere maggiore controllo.
Il filo interdentale non deve tagliare la gengiva. Evitate quindi movimenti bruschi, lo sfregamento orizzontale troppo energico e il gesto di farlo scattare verso il basso. Anche insistere troppo a lungo nello stesso punto non migliora la pulizia e può irritare i tessuti.
Un altro errore comune è passare il filo solo dove resta incastrato del cibo. La sua funzione principale è rimuovere la placca, che spesso non si vede e non si sente. Per ottenere un risultato utile, il filo va passato in tutti gli spazi interdentali, ogni giorno.
Si può usare il filo prima o dopo aver lavato i denti. L’aspetto decisivo è inserirlo davvero nella routine quotidiana e farlo bene. Passarlo prima dello spazzolino può aiutare a liberare gli spazi interdentali dai residui, permettendo poi al dentifricio di raggiungerli più facilmente.
Per molte persone, però, il momento più pratico è dopo lo spazzolamento serale. Va bene anche questa scelta, se favorisce la costanza. Una pulizia accurata eseguita ogni giorno è più utile di una tecnica perfetta praticata solo occasionalmente.
Nella maggior parte dei casi, una volta al giorno è sufficiente. La sera è spesso il momento migliore, perché consente di rimuovere placca e residui accumulati durante la giornata prima del riposo notturno.
Usarlo dopo ogni pasto non è necessario per tutti. Può essere utile quando si avverte un residuo tra i denti o quando è stato consigliato dal dentista o dall’igienista dentale per specifiche condizioni gengivali. Chi soffre di parodontite, presenta restauri complessi o è in terapia ortodontica potrebbe aver bisogno di indicazioni più personalizzate.
Non esiste un filo interdentale migliore in assoluto: la scelta dipende dagli spazi tra i denti, dalla manualità e dalla presenza di apparecchi, impianti o protesi. Se il filo tende a sfilacciarsi o a rompersi sempre nello stesso punto, per esempio, può indicare un bordo irregolare di un’otturazione, una carie o un problema da controllare.
Il filo cerato scorre più facilmente ed è spesso una buona scelta per chi inizia o ha denti molto ravvicinati. Il filo non cerato può offrire una maggiore sensazione di attrito, ma può risultare meno semplice da maneggiare. Esistono poi fili espandibili, che aumentano leggermente di volume durante l’uso, e fili più rigidi pensati per passare sotto ponti o apparecchi ortodontici fissi.
I bastoncini portafilo possono essere comodi fuori casa o per chi ha poca destrezza manuale. Il loro limite è che offrono meno controllo e rendono più difficile avvolgere il filo attorno a ogni dente. Sono comunque preferibili al non pulire affatto gli spazi interdentali.
Lo scovolino è spesso più efficace del filo negli spazi aperti, attorno agli impianti o in presenza di recessioni gengivali. Deve entrare con una lieve resistenza, mai con forza. Uno scovolino troppo piccolo pulisce poco, uno troppo grande può creare fastidio o danneggiare i tessuti.
Un lieve sanguinamento nei primi giorni può comparire quando le gengive sono infiammate dalla placca. In questo caso, smettere di usare il filo tende a peggiorare la situazione: occorre invece proseguire con movimenti gentili e un’igiene accurata.
Se il sanguinamento è abbondante, compare senza motivo, è accompagnato da gonfiore, dolore, alito persistente o continua oltre una settimana circa di pulizia corretta, è opportuno prenotare un controllo. Non va considerato normale per sempre, né risolto aumentando la forza con cui si usa il filo.
Nei bambini la pulizia tra i denti diventa utile quando due denti sono a contatto stretto. All’inizio deve essere eseguita o supervisionata da un adulto: la manualità si sviluppa gradualmente, proprio come accade per lo spazzolino.
Con l’apparecchio fisso, il filo può richiedere più tempo perché deve passare sotto il filo ortodontico. Esistono infilafilo e prodotti specifici che rendono il gesto più semplice. In questi casi la precisione conta molto, perché brackets e fili trattengono facilmente placca e residui.
Attorno a impianti, ponti e protesi fisse non conviene improvvisare. I materiali e la forma dei manufatti possono richiedere filo specifico, scovolini o altre soluzioni. Una dimostrazione pratica in studio permette di proteggere sia le gengive sia il lavoro odontoiatrico nel tempo.
Se il filo vi sembra scomodo o vi fa paura l’idea di danneggiare le gengive, non rinunciate: chiedete che la tecnica venga mostrata direttamente durante una visita di igiene. Bastano pochi minuti di prova guidata per trasformare un gesto incerto in una sana abitudine quotidiana, adatta al sorriso di tutta la famiglia.